Il calcio italiano è di nuovo scosso da un episodio che mette in dubbio la trasparenza e l'indipendenza del sistema VAR. Un video registrato durante la partita Udinese-Parma mostra l'assistente VAR Daniele Paterna che si gira, comunica con una persona alle sue spalle e poco dopo cambia la decisione sull'assegnazione di un rigore. Da qui nasce una bufera che vede al centro Gianluca Rocchi, designatore arbitrale di Serie A e B, ora ufficialmente autosospeso dopo un avviso di garanzia dalla Procura di Milano per l'ipotesi di reato di frode sportiva.
Il nodo cruciale dell'inchiesta riguarda una presunta bussata sui monitor della sala VAR, interpretata come un segnale fisico dai vertici arbitrali per condizionare chi era in sala, suggerendo se richiamare l'arbitro in campo o meno. Domenico Rocca, ex guardalinee della Serie A e autore dell'esposto che ha dato origine al caso, racconta: "Abbiamo notato che prima i Var erano indirizzati a non concedere i calci di rigore perché per loro il movimento del braccio era congruo quando, a un certo punto, si sente tipo 'toc toc' che gli fa cambiare totalmente idea facendo richiamare l'arbitro e assegnare un calcio di rigore". Sua la precisazione: "Io sinceramente non so se è stato Rocchi o meno. Il supervisore non può assolutamente interferire con la sala VAR, assolutamente".
Le presunte interferenze non sarebbero una novità tra gli addetti ai lavori. Pasquale De Meo, ex arbitro, rivela che "Giravano delle voci all'interno del gruppo degli arbitri che venivano utilizzati dei segni convenzionali durante lo svolgimento delle gare all'interno del centro VAR di Lissone", spiegando che pugno chiuso o mano alzata erano segnali precisi sul da farsi per eventuali calci di rigore.
La giustizia sportiva aveva archiviato il caso, ma quella ordinaria ha aperto un'indagine. In questo scenario, spicca il silenzio di Giuseppe Chinè, procuratore della FIGC: incalzato sulle motivazioni dell'archiviazione in sede sportiva, si limita a rispondere "Io non rispondo" e "Non so di cosa parla lei. Non so di cosa sta parlando".
Il video oggetto dell'inchiesta, oggi al vaglio della Procura di Milano, riaccende i riflettori su trasparenza e fiducia nelle istituzioni arbitrali. Antonio Zappi, presidente dell'AIA, si mostra inizialmente disponibile a visionare le immagini di Udinese-Parma all'inviato televisivo, dichiarando "Noi abbiamo a cuore la trasparenza quindi non abbiamo nessun tipo di problema". Ma una volta a colloquio nella sede AIA, prende tempo, sostenendo di non avere accesso immediato ai video e promettendo: "Da parte mia una promessa e un impegno, le immagini le vedrete".
Gianluca Rocchi, il protagonista più esposto, si difende dalle accuse: "Io sono trasparente con tutti su tutto. Lavoro sempre ed esclusivamente in una maniera soltanto". Resta però il dubbio sull'utilizzo di segnali e gesti che potrebbero aver compromesso la neutralità delle decisioni VAR.
Il caso Udinese-Parma e la presunta "bussata" hanno ormai aperto un terremoto giudiziario e mediatico. Il sistema arbitrale italiano dovrà ora rispondere alle domande di tifosi, stampa e investigatori, con l'obiettivo di ristabilire trasparenza e rigore nelle proprie procedure.
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