GenAI, un’onda che travolge il lavoro: oltre l’80% delle professioni in trasformazione

GenAI, un’onda che travolge il lavoro: oltre l’80% delle professioni in trasformazione

Il nuovo Rapporto Indeed 2025 sull'IA nel Lavoro mostra come oltre l'80% delle professioni negli Stati Uniti sara coinvolta dalla rivoluzione GenAI in corso.

L’Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI) sta rapidamente modificando il panorama del lavoro, ridisegnando competenze, ruoli e modalità operative in quasi tutti i settori. Il nuovo “Rapporto Indeed 2025 sull’IA nel Lavoro” mostra come l’impatto della GenAI non sia più un’ipotesi ma una rivoluzione in corso.

Oltre l’80% dei lavori negli Stati Uniti sarà interessato da un cambiamento significativo o moderato. In particolare, il 26% delle professioni sarà “significativamente” trasformato, mentre il 54% vedrà una trasformazione “moderata”. La maggioranza dei ruoli si muoverà verso un modello ibrido, in cui la GenAI si occuperà delle attività ripetitive, lasciando all’uomo il compito della supervisione e della gestione delle complessità.

La ricerca, condotta su oltre 53,5 milioni di offerte di lavoro pubblicate negli Stati Uniti tra maggio 2024 e aprile 2025, utilizza l’Indeed GenAI Skill Transformation Index, una metrica pensata per misurare il potenziale di trasformazione della GenAI su competenze e professioni. L’analisi ha categorizzato 2.900 competenze secondo quattro livelli di trasformazione: minima, assistita, ibrida e completa.

I risultati mostrano che solo l’1% delle competenze analizzate può essere totalmente automatizzato, ma ben il 40% potrebbe essere svolto tramite un modello ibrido, con la collaborazione tra intelligenza artificiale e supervisione umana. In pratica, mentre la GenAI assume il controllo delle attività di routine, l’essere umano resta centrale nel giudizio e nella risoluzione di problemi complessi.

I settori più esposti a questa evoluzione sono lo sviluppo software, la data analytics, il marketing e la contabilità. In queste aree, l’automazione sta già riducendo il tempo dedicato alle attività operative, ma richiede nuove competenze per la supervisione dei sistemi intelligenti. Ad esempio, l’81% delle competenze nello sviluppo software rientra nella categoria a trasformazione ibrida, mentre il 68% delle competenze infermieristiche mostra un potenziale di trasformazione minimo, a conferma che le professioni basate sull’interazione umana diretta restano per ora difficilmente sostituibili.

Anche nelle mansioni a basso rischio di automazione emergono però opportunità: la GenAI potrà occuparsi di compiti secondari – come la gestione amministrativa o la comunicazione – liberando tempo per le attività a più alto valore aggiunto.

“È importante sottolineare che le competenze lavorative in sé non cambieranno, cambierà il modo in cui vengono applicate. Ci sarà meno programmazione pratica, ad esempio, ma una maggiore necessità di esseri umani in grado di gestire la complessità. Una trasformazione che non semplificherà le mansioni ma eleverà le richieste in termini di capacità e giudizio umano. Per supervisionare efficacemente la GenAI, i lavoratori dovranno molto probabilmente essere in grado di superarla in termini di ragionamento, competenza e comprensione del contesto”, spiega Lisa Feist, economista di Hiring Lab.

“Non è un fenomeno temporaneo ma un cambiamento strutturale che sta alla base di come la GenAI stia iniziando a riscrivere il DNA dei lavori. Molto probabilmente destinato ad evolvere ancora, man mano che evolve l’intelligenza artificiale generativa stessa”.

Un dato in particolare mostra quanto veloce sia il progresso: appena un anno fa nessuna competenza era considerata completamente sostituibile dalla GenAI, oggi 19 competenze (pari allo 0,7% del totale) vengono già classificate come interamente automatizzabili. Si tratta di una percentuale minima ma significativa, che segnala una direzione chiara: la trasformazione non si arresterà.

La GenAI sta dunque riprogrammando il DNA delle professioni. L’automazione integrale resta limitata, ma la collaborazione uomo–macchina diventerà il nuovo standard, ridisegnando l’equilibrio del mondo del lavoro e imponendo una rivalutazione profonda delle competenze necessarie per restare competitivi.

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