Arriva in Italia come evento speciale “It’s Never Over: Jeff Buckley”, il nuovo documentario diretto dalla regista candidata all’Oscar Amy Berg e co-prodotto da Brad Pitt, che racconta la vita, la musica e l’eredità di uno degli artisti più straordinari e misteriosi degli anni Novanta. Dopo il successo ottenuto al Sundance Festival e alla Festa del Cinema di Roma, il film sarà nelle sale italiane solo il 16, 17 e 18 marzo, distribuito in esclusiva da Nexo Studios in collaborazione con Radio Capital, MYmovies e Sony Music Italia.
Realizzato con materiali d’archivio inediti provenienti dal patrimonio personale del musicista americano, il documentario ripercorre la vicenda artistica e umana di Jeff Buckley (1966–1997), figlio del grande Tim Buckley, capace con un solo album – “Grace”, pubblicato nel 1994 – di entrare di diritto nella storia della musica contemporanea. Berg costruisce un racconto intimo e struggente, ambientato nella New York degli anni Ottanta e Novanta, grazie anche alle testimonianze dirette della madre Mary Guibert, delle ex compagne Rebecca Moore e Joan Wasser, dei membri della band come Michael Tighe e Parker Kindred, e degli amici e colleghi musicisti Ben Harper e Aimee Mann.
Alla base della sua leggenda c’è un talento brillante quanto fugace. Jeff Buckley nacque nella contea di Orange, in California, il 17 novembre 1966. Si impose nei club dell’East Village di New York agli inizi degli anni Novanta, dove la sua voce e la sua presenza magnetica catturarono l’attenzione di pubblico e critica. La sua prima registrazione ufficiale fu l’EP “Live at Sin-é”, pubblicato nel 1993 da Columbia Records, in cui si ascoltano solo Buckley e la sua chitarra elettrica in un piccolo caffè dell’East Village. L’anno successivo, il debutto con “Grace” lo consacrò come uno dei cantautori più originali della sua generazione: un album che unisce sensibilità rock, romanticismo e spiritualità, e che ancora oggi continua a influenzare artisti di ogni provenienza.
Dopo anni di tournée estenuanti in tutto il mondo, riconoscimenti internazionali e una devozione pressoché unanime da parte di colleghi e fan, Buckley iniziò a lavorare al suo secondo album, rimasto incompiuto a causa della sua tragica scomparsa. Morì nel 1997, a soli trent’anni, annegando nel Wolf River, affluente del Mississippi, nei pressi di Memphis. Postumo uscì il doppio disco “Sketches for My Sweetheart the Drunk”, che raccoglie registrazioni in studio e demo casalinghi, testimonianza di un percorso artistico che la morte ha solo interrotto, non cancellato.
A distanza di quasi trent’anni, la sua eredità musicale continua a espandersi. In parallelo all’uscita del documentario, Sony Music celebra il suo lascito con nuove edizioni discografiche speciali: la versione deluxe di “Live at Sin-é”, disponibile in formato vinile e CD, e la ristampa rimasterizzata in doppio LP di “Live à L’Olympia”, registrato a Parigi nel luglio del 1995 durante il tour europeo di “Grace”. L’edizione ampliata di “Live at Sin-é” offre quattro vinili con copertine originali, un libretto ricco di note e fotografie, e include versioni dal vivo di brani iconici come “Grace”, “Last Goodbye” e la celebre reinterpretazione di “Hallelujah” di Leonard Cohen. “Live à L’Olympia”, in arrivo il 17 aprile, restituisce la potenza espressiva delle performance di Buckley e la connessione profonda con il pubblico francese, completata da un raro duetto con Alim Qasimov in un canto Qawwali registrato in Francia nello stesso anno.
“It’s Never Over: Jeff Buckley” non è solo un documentario, ma un atto d’amore e un viaggio nella memoria collettiva. Come suggerisce il titolo, non è mai finita: la voce di Buckley continua a risuonare, a ispirare e a commuovere, mantenendo viva la leggenda di un artista che con un solo album ha cambiato per sempre il panorama musicale mondiale.
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